Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #21 – Maria Laura

“L’esperienza dell’allattamento è l’esperienza centrale della vita del bambino, è l’evento centrale dell’esistenza infantile, il mattone fondamentale su cui, se tutto va bene, il bambino costruirà la sua fiducia in se stesso, nelle persone significative della sua vita e, per estensione, nel mondo.”

Cit. Dalai Lama

L’allattamento, per me, è tra le esperienze più forti e totalizzanti che ho mai fatto nella mia vita. Matteo si è attaccato subito al seno e si fa allattare in tutte le posizioni, anche da sdraiati. Per adesso è un bimbo paziente. Se in certi momenti è disturbato da qualcosa e fa fatica ad attaccarsi, tenacemente prova, prova, e alla fine riesce. Stiamo cominciando a conoscerlo, a capirlo. Quando respira in un certo modo, quando fa certi movimenti con le mani vuole comunicarci qualcosa e cominciamo a trovare delle regolarità nei suoi comportamenti. Quando ho allattato Maddalena all’inizio ho avuto qualche difficoltà per poi continuare per un anno. Di questa seconda esperienza per ora posso dire che è molto diversa. Zero ansia, zero paranoie. Per adesso sto vivendo tutto con molta calma, prendendo con filosofia le fatiche e gustando ogni singolo attimo. Allattare per me significa l’ “essere con” più dolce del mondo, è tenerezza, è perdersi insieme, perdersi l’uno nell’altro. È un momento perfetto, unico.

Maria Laura (mamma di Matteo 1 mese e Maddalena 5 anni)

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #20 – Chiara

Ero in attesa della mia piccola quando mi dissero, i senologi, che non avrei potuto allattare al seno a causa di numerosi fibroadenomi benigni. Mi informai, lessi manuali, contattai le ostetriche (fantastiche) del consultorio ASL, DUS e Lubiana, e arrivai al parto con la consapevolezza che, in realtà, avrei forse potuto allattare. Sicuramente avrei dovuto attaccare spesso la bimba, specialmente nei primi giorni.

E così feci.

In ospedale solo rooming-in giorno e notte, sono arrivate le prime gocce di colostro e poi, arrivata a casa, l’attesa montata! Lo ricordo come uno dei giorni più felici della mia vita. Ho allattato senza problemi per 20 mesi. 😊

È bastato aver fiducia in me stessa e nella piccola.

Chiara

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #19 – Adriana

Ho avuto mio figlio a 40 anni e il vero parto non è stato metterlo al mondo, ma avviare l’allattamento.

Ero convinta che per darlo alla luce avrei dovuto sopportare dolori indicibili, ma che poi, se fossi riuscita a sopportarli, la creatura avrebbe succhiato voracemente dal seno.

Invece Luca è sbucato dalla pancia in un modo delicato che non mi sarei mai aspettata, ma i suoi 2,7 kg di peso per 51 cm di lunghezza erano disinteressati al nutrimento. È nato alle 16 e abbiamo passato la prima notte insieme ad osservarci da vicino nello stesso letto, ogni tanto lui rigurgitava il liquido amniotico bevuto durante il parto e io lo pulivo, ma per il resto ci siamo guardati a lungo negli occhi. Un’ostetrica è venuta ad aiutarmi a cambiarlo ma quella è stata una notte di emergenze all’ospedale e noi siamo rimasti per lo più da soli.

Dal mattino dopo, mani sconosciute anche se amorevoli hanno manovrato i miei capezzoli e in mille modi hanno provato a inserirli nella boccuccia rosea che non tirava. Con una siringa gli hanno dato un po’ di latte artificiale che lo ha letteralmente steso.

Il terzo giorno il mio seno si è gonfiato ed è diventato bollente; mi hanno insegnato le spugnature calde per ammorbidirlo e mi hanno portato un tiralatte che non spremeva praticamente niente. È  stato a quel punto credo che ho sentito qualcuno di autorevole dire “non c’è latte”.

Siccome io non ci potevo credere (ero sopravvissuta al parto e il mio bambino era sano!), ho continuato a estrarre gocce col tiralatte e a provare ad infilare i capezzoli nella boccuccia. Qualcosa è successo, perché il suo modo di attaccarsi ha cominciato a farmi male. Così ho iniziato a usare i paracapezzoli di silicone, che però sembravano rendere ancora più difficile la suzione. Alla dimissione Luca pesava 2,4 kg e nella mia testa quel sussurrato “non c’è latte” era diventato un forte “non ce n’è abbastanza”.

A casa, dopo la poppata, davo l’aggiunta. I tempi si sono allungati in maniera biblica, almeno mezz’ora per lato, poi l’aggiunta, poi il tiralatte, poi era ora di ricominciare. Di notte era durissima.

Per non farlo affezionare al nemico biberon, ho usato il DAS, il dispositivo di sostegno all’allattamento, in modo che il latte sgorgasse apparentemente dal capezzolo con un impegno a succhiare da parte di Luca con la conseguente sollecitazione della produzione del mio latte. Il funzionamento del sistema, la notte, quando non c’era nessuno ad aiutarmi, mi faceva diventare isterica. Ogni goccia di latte mio spremuto per Luca mi sembrava preziosissima, odiavo il tiralatte ma non mi sentivo autorizzata a smetterlo di usarlo, anche se mi faceva passare la notte in bianco.

Dopo un mese e mezzo di questo travaglio ero arrivata a pensare che fosse troppo tardi, che dato che l’allattamento non si era ancora avviato, non si sarebbe avviato più e il latte sarebbe andato via. Ma non mi era possibile mollare, tenevo duro, aspettando che fosse una causa di forza maggiore a farmi passare all’artificiale. Invece proprio a quel punto Luca ha cominciato ad addormentarsi dopo la poppata al seno, nel momento in cui era prevista l’aggiunta. E io, nonostante chi diceva che l’affamavo, ho deciso di non svegliarlo e di aspettare la poppata successiva. Non abbiamo più comprato latte artificiale.

Ho comunque continuato a dubitare che il mio latte fosse sufficiente per farlo crescere, ogni grammo di peso guadagnato mi sembrava una conquista, ma temevo di illudermi. Solo quando sono rientrata al lavoro, Luca aveva 7 mesi, e dopo 3 ore dovevo andare in bagno a togliermi il latte e ne usciva un biberon, mi sono resa conto che potevo tranquillizzarmi. Avevo il freezer pieno di quei biberon, per le emergenze, mi dicevo.

Per quasi tre anni l’ho attaccato al seno per nutrirlo e dissetarlo, per addormentarlo, per far passare la paura e il pianto, per scacciare il mal d’auto e il mal di mare e per evitare il mal d’orecchi in aereo, per ritrovarci dopo un distacco, per accudirlo mentre facevo altro o anche senza sapere perché, solo perché lo chiedeva.

All’inizio ero impacciata, la posizione sempre la stessa, seduta col cuscino dell’allattamento per sorreggerlo a culla, non avevo mai la preziosa acqua da bere vicino a me e non riuscivo a muovermi col bimbo al seno, dovevo sempre chiedere. Puntualmente, quando era pronto perché io mangiassi lui piangeva, così papà Andrea aveva preparato una postazione in tinello con poltrona e tavolino su cui mettere il piatto, e io ferma come una sfinge venivo imboccata mentre Luca succhiava. Dopo mesi insonni ho imparato ad allattare da sdraiata, e finalmente a dormire! Attaccalo di qua, dormi, attaccalo di là, dormi, ricordati di tenerlo in mezzo! Poi ho imparato ad allattare comunque (mentre ero ai fornelli, sulla tazza del water, mentre camminavo) e ovunque (in spiaggia d’estate e in un rifugio in quota d’inverno, al parco, in auto, anche in chiesa).

Lo rifarei? Tutto rifarei, anche se vorrei aver sofferto meno.

Attraverso questo gesto misterioso, attaccare al seno, che all’inizio mi sembrava impossibile per me e Luca, io sono diventata una mamma. Non perché ci sono riuscita, ma perché ho imparato ad osservare il mio bambino, ad ascoltarne i bisogni, a conoscerlo e soprattutto ad accoglierlo, che è quello che mi auguro di fare per tutta la vita.

Adriana

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #18 – Sonia

Quando ho scoperto di essere incinta, ho da subito pensato che l’allattamento al seno, come anche il parto in casa e una gravidanza vissuta serenamente e intimamente sarebbero state parole chiave del mio percorso… ma quando alla prima ecografia i cuori che battevano erano due e non solo uno, ecco, tutti i miei programmi erano stati stravolti! Quando poi i miei piccoli sono nati prematuri, l’allattamento al seno mi sembrava non solo naturale, ma anche essenziale per poter garantire loro il miglior nutrimento possibile, oltre che poter recuperare quel pelle a pelle che con il cesareo d’urgenza ci era stato negato. I primi tempi sono stati più che difficili, quasi impossibili! Non sapevo come attaccare un bimbo al seno, figuriamoci due insieme!

Non ho trovato un supporto costruttivo in ospedale e più di una volta ho pensato di mollare… ma per fortuna sono estremamente testarda e allattarli al seno mi sembrava come l’unica scelta che potessi fare io, dopo un periodo in cui di scelte non ne ho avute (la preclampsia, il parto prematuro, il cesareo, l’ospedalizzazione, l’iniziale somministrazione di latte artificiale)… e allora con tanta pazienza e tenacia, cercando ogni mezzo di supporto immaginabile possibile (consultorio, ostetriche, libri, chiamate in preda al panico alla Lega del Latte, sessioni intere di video tutorial su YouTube, blog… e chi più ne ha più ne metta!) io e i miei piccoli abbiamo imparato a conoscerci, a far funzionare questo meraviglioso rapporto a tre! E ogni giorno, ogni poppata abbiamo acquisito fiducia, forza e tantissima felicità dall’allattamento al seno.

Prefissarmi dei termini (allattare per 3 mesi, allattare per 6 e ora ho l’obiettivo di arrivare a un anno, sperando poi di proseguire!) e capire al meglio come funzioni l’allattamento (ah, la magia del corpo femminile!) sono stati due metodi essenziali per acquisire fiducia…

Avere al fianco un partner, la famiglia e amici che mi sostenessero (in ogni momento e luogo) è stata la mia forza… gli occhi pieni di amore dei miei bimbi quando mi guardano mentre li allatto (in tandem, a tu per tu) sono stati la mia felicità… e posso solo dire che ad oggi amo allattare e non avrei potuto fare scelta migliore!

Vorrei essere di sostengo per altre mamme di gemelli e non che desiderano allattare al seno, pertanto mi rendo disponibile in qualsiasi modo per aiutare 😊 intanto spero che la mia storia possa essere d’aiuto e ispirare!

Sonia

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #17 – Valentina

Io ho avuto 2 figli, esperienze diverse.

Nel primo (cesareo d’urgenza con ricovero del neonato) il latte sufficiente per lui è arrivato dopo più di mese ma nel frattempo non mi sono arresa e tiravo il latte ogni 4 ore a seno per 15 minuti anche se non usciva niente, poi col paracapezzolo ,fino a che finalmente si è attaccato. Nel secondo figlio (cesareo programmato senza nessun problema per il neonato) ero più SERENA e la montata lattea è arrivata subito, tanto che le ostetriche hanno dovuto svuotarmi le mammelle manualmente… poi però a seguito di infezione e prolasso della mamma con uso di lassativi che andavano nel latte, ho sospeso con molto dispiacere.

Posso dire con certezza che ogni donna può allattare. Basta VOLERLO (come quando ci si vuole laureare!) e essere SERENI.

Valentina

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #16 – Monica

Ogni storia è unica.

Ogni esperienza è diversa dalle altre.

Ma tutte le storie e tutte le esperienze hanno sicuramente un denominatore comune: l’amore.

Il 23 Aprile 2015 è nata la mia pulcina.

Una fagottina morbida e piena d’energia di nome Rebecca che ha subito riconosciuto le mie braccia, il mio calore e l’odore di una mamma appena nata.

L’istinto l’ha subito spinta ad attaccarsi al mio seno, ma non è stato facile e immediato all’inizio… per entrambe.

I primi tentativi non sono andati a buon fine. I seni erano gonfi e pieni di latte e lei faticava a ciucciare perché il male che sentivo ai capezzoli mi portava a staccarla con frequenza. Nonostante tutto, non mi sono arresa. Dentro me sapevo che il latte, nettare di vita, era il suo nutrimento e riuscire ad assecondare la natura diventava per me fonte di motivazione principale. Ho iniziato ad utilizzare il paracapezzolo in silicone e la lanolina per ammortizzare il dolore iniziale. Ma la svolta è arrivata quando ho incontrato l’ostetrica Clelia, al Gruppo di Mamme Insieme di Collecchio, la quale ascoltando i miei racconti mi consiglió di interrompere l’utilizzo del paracapezzolo e della lanolina e di provare a tenere il più possibile i seni scoperti in modo da far rinforzare i capezzoli. Seguii il suo consiglio. Tutto divenne più facile e il dolore iniziò piano piano a scomparire. La mia piccola era un tutt’uno con me, senza barriere, e sentivo che questo mi faceva stare bene. Ci faceva stare bene.

L’allattamento è andato avanti fino ai due anni e mezzo di Rebecca.

Momenti unici che custodisco nella scatola dei ricordi più belli, una scatola molto preziosa per me in cui vivono tutti i RICORDI D’AMORE.

Monica

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – giorno #15 – Veronica

Allattamento al seno… allattamento al seno… allattamento al seno…

Il tuo bimbo si ammalerà meno… il latte è sempre pronto… alla temperatura giusta… meno possibilità che sviluppi il diabete, malattie oncologiche, etc etc…

Allattare ti aiuterà a creare un legame con lui…

Questo è quanto mi son sentita ripetere per nove mesi…

TUTTO TERRIBILMENTE VERO!

MA…

purtroppo non sempre si può scegliere!

E così in prossimità della nascita di Paolo sono arrivati dubbi, preoccupazioni e sensi di colpa…

E che fatica, a pochi giorni dal parto, correre al consultorio per “bloccare” il latte che nonostante tutto c’era!

PERÒ…

poco alla volta io ed il mio bimbo siamo riusciti (con l’aiuto del papà) ad assaporare con grande rilassatezza ed intimità anche i momenti del biberon… momenti non solo di nutrimento fisico ma di coccole, carezze e sguardi…

E guai a chi ci disturba!

Tutto questo per dire alle mamme che hanno conosciuto periodi di malattia, di vivere e godersi appieno il loro cucciolo!

Veronica

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – giorno #14 – Barbara

La mia Storia di Latte iniziò con non poche difficoltà.

Tutto cominciò dopo un parto in ospedale piuttosto faticoso per via di una mobilità ridotta degli arti inferiori, in quanto ebbi problemi di edemi, gonfiori alle gambe. Inoltre il parto fu completamente indotto in quanto purtroppo non davo alcun segno di travaglio.

Finalmente la mia bimba nacque, malauguratamente non riuscì a fare il pelle a pelle, ed essendo molto stanca per via del parto, il primo giorno lo passai prevalentemente a riposo in attesa che qualcuno mi aiutasse ad attaccare la mia bimba al seno, dopo averci riprovato più volte ma con scarsi successi.

Le ostetriche dell’ospedale che si susseguivano dicevano ognuna qualcosa di diverso e mi ripetevano di riprovare incessantemente ad attaccare al mio seno la mia piccola. Lei però si innervosiva sempre più ed io mi sentivo affranta e incapace, anche perché di colostro ce ne avevo parecchio.
Di certo non era un problema di Latte.

Così la mia permanenza in ospedale di circa 6 giorni si risolse senza successo ed iniziai a tirarmi il latte con il tiralatte elettrico per poi somministrarlo alla mia bimba con il biberon.

Arrivato il giorno della dimissione, affiorarono diversi stati d’animo: disorientamento, paura di dover passare al latte artificiale solo perché la mia bimba non riusciva o non sapeva succhiare, ansia di perdere il mio latte che in quel momento era tanto.

Giunta a casa, iniziò la mia avventura con il tiralatte elettrico, ogni 2 ore tiravo il mio latte per darlo alla mia bimba con il biberon sia di giorno che di notte e questo durò circa 10 giorni. Nel frattempo chiesi aiuto su più fronti, dalle Ostetriche volontarie che vennero a casa ad aiutarmi, all’Associazione Futura fino ad arrivare al Consultorio. Fu proprio grazie a questi ultimi che riuscii ad attaccare finalmente la bambina al seno con l’aiuto di un paracapezzolo. Ciò significava finalmente allattamento al seno e dismissione di tiralatte e biberon.

Finalmente il contatto con mia figlia si faceva più forte e stretto, potevo sentire il suo calore e il suo corpicino adagiato su di me. Ma non ero del tutto soddisfatta, il mio desiderio più grande era quello di allattare senza alcun ausilio ed interferenza come la natura vuole.

Per questo mi affrettai ad agire per rimuovere il paracapezzolo, soprattutto quando seppi che l’allattamento con il paracapezzolo a lungo avrebbe potuto portare alla scomparsa del latte della mamma e quando iniziai ad avere problemi frequenti di ingorghi dolorosi al seno, forse causati dal suo uso continuo.

Quindi non mi persi d’animo e con la stessa determinazione e caparbietà di sempre, tentai di avere più consulenze con le professionali Ostetriche del Consultorio per ottenere suggerimenti su come fare per abbandonare definitivamente il paracapezzolo, intanto mi guardavo video su YouTube sull’allattamento e iniziai a frequentare l’Associazione Futura e il Nido delle Mamme, luoghi di incontro fantastici, utilissimi per neomamme sole come me.

Dopo circa 2 mesi di continui tentativi, finalmente riuscii ad abbandonare definitivamente anche il paracapezzolo.
EVVIVA!!! VITTORIA raggiunta 🙂
Ora potevo dire di poter allattare come la natura vuole senza interferenze con il solo Amore che una Mamma può fare.

A parte il dolore iniziale dei capezzoli ancora sensibili, ero molto soddisfatta e felice di aver realizzato questo mio grande desiderio, tanto è vero che a distanza di 1 anno dalla nascita di mia figlia continuo con soddisfazione a appagamento reciproco ad allattarla.

Dono meraviglioso che si può offrire e ricevere.

Barbara

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – giorno #13 – Alice

Il mio percorso di allattamento è iniziato in salita, poi, come spesso accade, le difficoltà dei primi mesi sono state superate scardinando i retaggi culturali di cui cadiamo vittime noi neo-mamme occidentali.

Mai avrei pensato di arrivare a tre anni di allattamento, lo consideravo qualcosa di assolutamente folle, mentre è stato quanto di più naturale potessi mai immaginare.

Allattare un bambino “grande” è fisiologico, contribuisce al suo benessere psico-fisico, ma anche a quello della mamma. Si tratta, attraverso innumerevoli declinazioni, di uno dei maggiori gesti di prevenzione a livello di salute pubblica ed è come tale valorizzato da tutte le più aggiornate health policy (OMS, UNICEF, Ministero della Salute). Ma è anche qualcosa di più: sono occhi che brillano, manine che frugano, dita che si intrecciano a ricci spettinati, baci sulla fronte e caldi abbracci, attimi di relax a fine giornata. Allattare un bambino “grande” è per me la più grande espressione della dicotomia tra la piena autonomia che mia figlia mostra di avere in ogni fase della sua quotidianità, ed il suo cadenzale, anche se con il passar del tempo sempre più diradato, bisogno di tornare al nido, percependo la sicurezza che solo il latte della mamma le sa dare in questo momento della sua vita. E osservare questa polarizzazione è stato uno degli aspetti più sorprendenti della mia maternità.

Alice, mamma di Gaia (3 anni)

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – giorno #12 – Adriana

Care amiche di Futura,
Il mio piccolo è nato a marzo da un parto molto travagliato e difficile, dopo una gravidanza a rischio e piena di piccole insidie. Siamo stati in ospedale solo 48h e senza neanche riuscire a camminare, né aver visto con qualcuno un cambio pannolino, né aver potuto capire se si attaccava bene al seno e avendolo pesato solo dopo 24h… quindi il calo peso non è stato valutato dopo le 48h… insomma, il mio piccolo tesoro solo dopo 72h ha finalmente mangiato un biberon!!!

Gli era persino venuto l’ittero che non aveva alla nascita, e gli urati nel pisellino da quanto era disidratato… per fortuna che, dopo essere stata rifiutata in ospedale perché “ormai non è più di nostra competenza, se vi abbiamo dimesso andava tutto bene, vada da un’ostetrica, provi al consultorio…” un’ostetrica l’ho trovata e ha mandato subito mio marito a comprare il latte artificiale e un biberon! Eh, sì, perché io nella mia ignoranza ero convinta che avrei allattato facilmente e senza intoppi quindi non avevo comprato neanche un biberon.

Purtroppo però anche il biberon non riusciva a prenderlo e l’ostetrica ha capito che qualcosa non andava nella bocca del mio piccolo: la lingua ed il labbro inferiore erano storti e non riusciva ad effettuare il movimento corretto di suzione.

Sempre l’ostetrica mi indirizza da una osteopata pediatrica che nell’arco di 2 mesi e mezzo ha completamente risolto il problema di mio figlio, che nessuno in ospedale aveva visto: troppa fretta, troppi neonati, pochi medici e poche ostetriche che annaspano dietro i campanelli che suonano!

Però nel frattempo il bambino doveva mangiare e quel famoso primo biberon lo ha “bevuto” con qualche sorso che gli andava di traverso e noi con il cuore in gola, tra pianti infiniti dovuti alla fame e le mie tette che esplodevano per il troppo latte!

Piano piano, giorno dopo giorno e notte dopo notte, ragade dopo ragade, ho attaccato al seno il mio bambino, che era così irrequieto e piangeva sempre, perché il capezzolo gli scivolava e lui lo leccava e a momenti succhiava con il famoso schiocco e a momenti beveva il latte che cadeva da solo, allagando tutto! Alla soglia dei due mesi potevo finalmente dirmi soddisfatta del duro lavoro fatto, perché il mio piccolo succhiava bene, le ragadi guarivano e l’immensa fatica si stava trasformando in un’immensa gioia!

Oggi mio figlio ha 5 mesi e mezzo e vi scrivo questa storia piangendo, perché dopo tutta questa fatica e dopo questi ultimi mesi di grande gioia e amore nell’allattarlo, ho dovuto smettere, sono passata da un paio di settimane al latte artificiale piano piano e due giorni fa gli ho dato l’ultima poppata… l’ultima nostra poppata.

L’endometriosi è tornata all’attacco e non resisto più al grande dolore: devo prendere la pillola. So di aver fatto del mio meglio e aver dato il massimo che il mio corpo mi permetteva di dare, ma è comunque difficile dover rinunciare ad allattare.

Perché allattare è una ricchezza per il neonato e per la mamma!

Adriana, la mamma di Riccardo