Attività Novembre

IN GRAVIDANZA

  • CANTO CARNATICO – ogni MERCOLEDì  sera dalle 21 alle 22.30  – su prenotazione (telefonando ad  Helene al 339 6946748 tutti i giorni dalle 18 alle 19)  – in sede via Bandini 6
  • INCONTRI IN GRAVIDANZA  SONO QUI CON TE” –  8 e 22 NOVEMBRE   dalle 10 alle 12 – su prenotazione (rispondendo alla presente)  – in sede via Bandini 6

 

per  MAMMA e NEONATO

  • PANNOLINOTECA – PANNOLINI LAVABILI – 12 NOVEMBRE dalle 17 alle 18:30  – in sede via Bandini 6
  • MASSAGGIO NEONATALE  –  prossimo corso di 2 lezioni 3-17 DICEMBRE dalle 10 alle 12 –  su prenotazione in sede  – si prendono le prenotazioni per il corso di dicembre/gennaio in quanto il corso di novembre è già iniziato e con molte richieste.
  • MINICORSO DI BABY YOGA – corso di 3 lezioni – max 6 mamme – 16 – 23 – 30 NOVEMBRE dalle 10.00 alle 11.30 – Bimbi 2-8 mesi  –   su prenotazione (rispondendo alla presente)  – in sede via Bandini 6
  • NIDO MAMME incontri settimanali ogni mercoledì dalle 16:30 alle 18:30 – sede di Via Argonne 4:
    • 7 NOVEMBRE – THE CON L’OSTETRICA – senza prenotazione
    • 14 NOVEMBRE – GENITORI IMPERFETTI – educare all’intelligenza emotiva  – senza prenotazione
    • 21 NOVEMBRE – LABORATORIO CREATIVO 3/6 ANNI  – senza prenotazione
    • 28 NOVEMBRE – SVILUPPO MOTORIO DEL BAMBINO 6/12 MESI  – su prenotazione (rispondendo alla presente)
SVEZZAMENTO
  • Laboratorio di Cucina Naturale per lo Svezzamento – 1 DICEMBRE dalle 14:30 alle 18:30 – sede: Enaip di via Gramsci 22 (Parma) – quota di iscrizione: 35€ INFORMAZIONI SPECIFICHE: manderemo mail dedicata con locandina e informazioni generali   –  PRENOTAZIONI: rispondendo alla presente mail (20/25 iscrizioni)

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #27 – Alice

Nina ha tre anni e mezzo.

Nina ha iniziato poco più di una settimana a frequentare la scuola materna.

Nina fino a tre giorni fa prendeva ancora la tetta, quasi tutti i giorni, per addormentarsi al pomeriggio.

Nina parla molto bene e ieri uscita da scuola mi ha detto: “Mamma, oggi non voglio la tetta, anzi, non la voglio più ora, sono grande, non ne ho più bisogno”.

Sapevo, e da un lato speravo, che l’inizio della materna avrebbe aiutato in questo passo, ma temevo che sarebbe stato comunque un motivo di tristezza per me, con la consapevolezza che sarebbe stato un ultimo felice allattamento che volgeva al termine; invece no.

Digerita la notizia e il modo estremamente grande e maturo con cui quell’esserino di tre anni e poco più me l’ha data, l’unica sensazione rimasta è stata di enorme gratitudine e di grande orgoglio.

Ripenso al nostro percorso, fatto di nottate sveglie e a volte di pianti ininterrotti (miei e suoi), di come abbiamo dovuto negoziare, relazionarci continuamente per aggiustare la rotta, perché questo tuo tettare fosse soddisfacente per te e non troppo snervante per la mamma.

Perché tu, piccola idrovora felice, a 10 mesi hai iniziato a disinteressarti quasi completamente del mio seno, la pappa solida ti piaceva decisamente di più, soprattutto se rubata direttamente dal piatto di tua sorella, per tettare c’era il tuo amato pollice.

Poi dal giorno alla notte (o con l’arrivo dell’estate e delle canottiere scollate aperte sulle tette di mamma) hai deciso che preferivi tettare addosso a me, con il tuo latte caldo che “sa di fragola” (come mi dicevi tu sempre senza nemmeno conoscere il noto libro) che ti aiutava a rilassarti.

E lì sono iniziati i guai (per me): attaccata alla tetta, giorno e notte, in ogni luogo e situazione, guai a provare a mettermi in costume. Eri stanca? Tetta. Un luogo nuovo? Tetta. Una caduta per terra? Tetta. Ti stavi annoiando? Tetta. Passavi per caso vicino alla tetta? Tetta!

Finché un giorno ho pensato “Basta, io così non ce la faccio più!” Togliamo almeno le innumerevoli poppate di notte.

Perché l’allattamento è un valzer o un tango o comunque una danza di coppia (non sono ferrata su queste cose) e se non si balla in armonia si inciampa. Sono state nottate intense, pesanti, strazianti a volte, in cui ogni volta mi chiedevo se era la strada giusta, ho capitolato poi sono tornata sui miei passi finché abbiamo trovato di nuovo il nostro equilibrio.

Perché allattare è proprio così, una continua ricerca di equilibrio tra due corpi in movimento su una fune sottile sottile, è un continuo negoziare, ascoltarsi e cercare di adattarsi a vicenda. Perché sì, anche tu nanerottola di appena due anni, tra i pianti della mamma e i pianti tuoi di rabbia alla fine ti sei adattata e hai capito che se la mamma era più serena e riposata il lavoro di mamma le veniva meglio.

Temevo che avrei dovuto fare un atto di forza per togliere questo “vizio”… eh si, perché non basta la stanchezza e l’impegno continuo a riadattarsi nella relazione, ci si mettono anche tutti i giudizi esterni che appena scoprono (come se fosse un’ onta da tenere nascosta) che a tre anni (TRE ANNI!!!) tua figlia si attacca ancora al seno, partono con le filippiche del

“ma è grande”, “ma ne hai ancora di latte?”

(no, ma secondo te, dopo tre anni ancora latte???  guarda, sono passata alla produzione di birra artigianale, d’altronde, sai, il latte materno si modifica con l’età del bimbo per andare incontro alle sue esigenze, come prossimo passo pensavo di produrre mojhito)

“ma staccala!!!”

(scusa, ma mia figlia ti pare forse una zecca???)

“beh, ma non si può vedere un bimbo così grande che tetta ancora”

(bene, non vuoi vederlo? Girati dall’altra parte!)

e tante che sicuramente mi sto dimenticando…

Invece no, invece ancora una volta la mia bambina mi ha mostrato quali grandi competenze hanno i bimbi, se solo si sanno rispettare e ascoltare.

Mi sento orgogliosa e mi sento cresciuta.

Sì, bimba mia, hai capito bene, non cresci solo tu col mio latte, anche tu hai fatto crescere me. Hai fatto crescere ancora di più in me la consapevolezza che rispettando i tempi, dando fiducia e rispetto ai bambini questi cresceranno con serenità e sicurezza, quella che mi hai mostrato tu ieri con quelle tue parole da adulta “non ne ho più bisogno”, perché ti sei saziata di questo tipo di coccole e di questo nutrimento per l’anima. E ora lasciamo spazio ad altri tipi di coccole, a tutto l’amore che abbiamo ancora bisogno di darci l’un l’altra, che semplicemente cambierà con noi due, mentre cambiamo anche noi due, ascoltandoci a vicenda, non solo con le parole, ma anche con la pelle, perché stiamo crescendo insieme.

Ti voglio bene,

Mamma

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #26 – Raffaella

Mi chiamo Raffaella e sono mamma di due bambini di 5 e 3 anni.

Ho vissuto due esperienze di allattamento completamente diverse l’una dall’altra. Prima di avere Anna mi ero sempre immaginata quanto sarebbe stato bello, rilassante e intimo allattarla e darle ancora fisicamente una parte di me, ma in pratica non andò proprio così.

Appena nata non si attaccava bene al seno e dopo poco si addormentava, non stimolando così la produzione del latte. Anna aveva perso peso, allora in ospedale e nei giorni successivi le davo il latte che prendevo col tiralatte e in più le davo l’aggiunta di latte artificiale col biberon.

Tutto questo ogni due ore circa, calcolando tutta la preparazione, tiraggio e sterilizzazione.

Mi sono sentita delusa ed arrabbiata non ero riuscita a vivere serenamente un’esperienza che doveva essere bella e naturale.

Gli ormoni, la stanchezza,le ragadi, l’inizio di mastite, le mie aspettative… ma essendo una persona molto determinata e testarda dopo un primo momento di grande sconforto ho deciso di usare per più di un anno un dispositivo di allattamento supplementare chiamato DAS, che mi aveva proposto una bravissima ostetrica.

Questo dispositivo era un contenitore di plastica simile ad una bottiglietta, messo al collo come una collana.  Dal tappo partivano due cannucce che attaccavi ai seni dalle quali usciva il latte. In questo modo il bambino si attaccava al seno bevendo il tuo latte ed il latte artificiale.

In questo modo l’ho “allattata” per 13 mesi.

Esperienza che alla fine mi ha insegnato tanto: l’allattamento è importante ma in fondo è uno dei tanti modi con cui puoi entrare in comunicazione con tuo figlio ancora piccolissimo trasmettendo amore e vicinanza.

I neonati sono un mistero e scoprire altri modi per comunicare con loro è un’avventura.

Con Alberto invece l’allattamento è stata una passeggiata. Appena venuto al mondo ho chiesto alle ostetriche di darmelo subito senza lavarlo e vestirlo e ho cercato subito di attaccarlo al seno… per fortuna con successo.  Finalmente ero riuscita a vivere anche questa esperienza, bella, intima e rilassante.

Ho allattato fino ai tre anni e quando ho deciso di smettere, spiegandolo a mio figlio, è stato facilissimo per entrambi.

Ripensando alle due diverse esperienze, posso concludere dicendo che “niente capita per caso” e che la prima esperienza se pur difficile ha arricchito e reso più consapevole l’altra.

Raffaella

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #25 – Chiara

Il nostro percorso è iniziato in modo turbolento.

Il mio arcobaleno Federico è nato a 38 settimane, aveva fretta di vedere il mondo.

Era pigro, dormiva come un ghiro e non aveva nessuna intenzione di fare fatica. La montata è arrivata dopo 5/6 giorni e poi, perché farsela mancare, due volte la mastite.

Passata la febbre incontro un gruppo di mamme grazie al servizio offerto dal comune di Collecchio e dalla pedemontana.

Un gruppo di mamme con uno spirito materno di altri tempi, che credono nel crescere i cuccioli ad alto contatto, moderne ma perdutamente innamorate della creatura che hanno messo al mondo.

Insomma, riescono a mettermi a mio agio e ad aiutami a credere in me e nel mio piccolo.

Il gruppo di mamme è capeggiato da Clelia l’ostetrica ed Eleonora, psicoterapeuta, insomma, tutto quello di cui ha bisogno una neo mamma.

Clelia un pomeriggio viene a casa nostra e cancella ogni insicurezza e paura.

Da lì il nostro percorso decolla…

Il latte di mamma nutrimento per il pancino e per l’anima.

Non molliamo mai nonostante le occhiatacce, le battute e le costanti frecciatine.

Rotoliamo così insieme a quasi 3 anni di amore liquido.

Niente di esagerato che toglie né la mia indipendenza né l’indipendenza di Federico.

Lavoro tanto e a volte siamo lontani, ma lui è sereno sia con papà che con le nonne o le tate.

Il nostro legame così viscerale ma allo stesso tempo così libero ci fa essere due parallele che quando vogliono si incontrano sfidando le leggi di geometria ma siamo due parallele anche autonome.

Vederlo crescere così sicuro così felice e solare mi cancella ogni sforzo fatto all’inizio e annienta il pensiero di altri.

Chiara, mamma di Federico (3 anni)

Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – #24 – Martina

Allatto Luna esattamente da 3 anni e 7 mesi, e lei sembra non avere la minima intenzione di smettere.

Ho sempre saputo che avrei allattato a lungo, ma mai avrei immaginato tanto.

Non mi sono mai posta limiti, ho lasciato fare a lei, fin da subito. Mi sto fidando di lei, nella convinzione che il suo istinto primordiale le dica esattamente cosa è meglio.

Come moltissime donne, dopo un cesareo d’urgenza, sono uscita dall’ospedale con l’aggiunta di latte artificiale. Attaccandola sempre a richiesta, buttando l’orologio, la montata è arrivata dopo 48 ore, ma ho dovuto combattere duramente per convincere tutti quelli che mi stavano intorno che il mio latte bastava. Per fortuna Luna è sempre cresciuta di peso in maniera costante e ho potuto, bilancia alla mano, mettere tutti a tacere. Ma che fatica! Sono certa che se fossi stata meno informata e meno convinta, avrei senz’altro mollato, sotto il peso delle pressioni sociali.

Le pressioni continuano, anche se adesso sono cambiate.

Dato che io non rispondo più, si rivolgono ormai direttamente a Luna.

“Luna, ma prendi ancora la poppa? Ma non è ora di smetterla? Ma ce ne è ancora di latte?”

“A volte c’è, a volte non c’è. Ma a me piace lo stesso”.

Si perché è questa la magia del latte di mamma. Finché il bambino succhia, il latte c’è. Sempre. Non fatevi convincere del contrario. Non diventa acqua e non scompare. Si adegua alla crescita del vostro bambino.

E mentre Luna continua a godere con grande piacere della nostra privata coccola serale e mattutina, nel frattempo è stata autosvezzata, spannolinata, inizierà a breve la scuola materna, è intelligente e ha un attaccamento sano con me.

Quindi noi andiamo avanti, nonostante il fatto che l’allattamento “prolungato” o “a termine”, sia di fatto ad oggi in Italia socialmente inaccettato.

Fino a quando andremo avanti?

Fino a che entrambe lo vorremo, fino a che a entrambe farà stare bene.

Siamo solo noi due che dobbiamo decidere.

Ascoltatevi e ascoltate il vostro bambino.

Escludete i rumori di fondo.

Allattare deve rendere felici.

Martina, mamma di Luna (3 anni e mezzo)