Allattare è stato prima di tutto un punto fermo. Quando Anna era nella pancia, ho sempre pensato che l’avrei allattata. Lo voglio, si può fare, punto, nessun problema.
Niente di più sbagliato, almeno per me.
All’inizio fu tutt’altro che facile, ma sicuramente quel punto fermo e quel desiderio fortissimo hanno aiutato.
Iniziò a crescere poco. Metti il fatto che forse non ho avuto una figura preparata sull’argomento al mio fianco, di fatto iniziai ad aggiungere latte artificiale. Ma, al contrario di tutto ciò che si diceva a discapito dell’allattamento “parallelo”, le giunte iniziarono finalmente a calare e il mio latte a bastare.
Iniziò poi la fase dello svezzamento e la “nanna” (come la chiama Anna) diventò sempre più un momento di coccola, di conforto e il modo migliore per addormentarsi.
Mai mi ero data un termine. Dicevo: “Quando sarà ora di smettere, smetteremo”. E mai avrei pensato di varcare la soglia dei tre anni ancora con questo pensiero nel cuore.
Facile? No, sicuramente. A volte dentro di me proprio mi dico “Basta, da domani si smette”. Bello? Sì, meraviglioso. Perché niente è più dolce che vedere i suoi occhi che piano piano si lasciano andare quando si addormenta “con la nanna”.
Oggi, compiuti i tre anni, quello che era “allattamento” è diventato un momento per noi, per addormentarci cuore a cuore. Non è certo un rapporto morboso e lei sa quando è il momento giusto.
Un giorno Anna ha detto: “Mamma, la nanna fa passare tutto: il singhiozzo, le lacrime, la gnola!”. E ok, quando è così, allora cos’altro possiamo aggiungere? Passano tutti i pensieri pesanti e la stanchezza di tre anni.
Quello che dicono gli altri? Sinceramente non chiedono nulla e anche se ci fossero commenti, non è certo un problema nostro. Per noi va bene così!
Ora, con l’arrivo del secondo pulcino, l’avventura continua!
Paola, mamma di Anna (3 anni)

