Care amiche di Futura,
Il mio piccolo è nato a marzo da un parto molto travagliato e difficile, dopo una gravidanza a rischio e piena di piccole insidie. Siamo stati in ospedale solo 48h e senza neanche riuscire a camminare, né aver visto con qualcuno un cambio pannolino, né aver potuto capire se si attaccava bene al seno e avendolo pesato solo dopo 24h… quindi il calo peso non è stato valutato dopo le 48h… insomma, il mio piccolo tesoro solo dopo 72h ha finalmente mangiato un biberon!!!
Gli era persino venuto l’ittero che non aveva alla nascita, e gli urati nel pisellino da quanto era disidratato… per fortuna che, dopo essere stata rifiutata in ospedale perché “ormai non è più di nostra competenza, se vi abbiamo dimesso andava tutto bene, vada da un’ostetrica, provi al consultorio…” un’ostetrica l’ho trovata e ha mandato subito mio marito a comprare il latte artificiale e un biberon! Eh, sì, perché io nella mia ignoranza ero convinta che avrei allattato facilmente e senza intoppi quindi non avevo comprato neanche un biberon.
Purtroppo però anche il biberon non riusciva a prenderlo e l’ostetrica ha capito che qualcosa non andava nella bocca del mio piccolo: la lingua ed il labbro inferiore erano storti e non riusciva ad effettuare il movimento corretto di suzione.
Sempre l’ostetrica mi indirizza da una osteopata pediatrica che nell’arco di 2 mesi e mezzo ha completamente risolto il problema di mio figlio, che nessuno in ospedale aveva visto: troppa fretta, troppi neonati, pochi medici e poche ostetriche che annaspano dietro i campanelli che suonano!
Però nel frattempo il bambino doveva mangiare e quel famoso primo biberon lo ha “bevuto” con qualche sorso che gli andava di traverso e noi con il cuore in gola, tra pianti infiniti dovuti alla fame e le mie tette che esplodevano per il troppo latte!
Piano piano, giorno dopo giorno e notte dopo notte, ragade dopo ragade, ho attaccato al seno il mio bambino, che era così irrequieto e piangeva sempre, perché il capezzolo gli scivolava e lui lo leccava e a momenti succhiava con il famoso schiocco e a momenti beveva il latte che cadeva da solo, allagando tutto! Alla soglia dei due mesi potevo finalmente dirmi soddisfatta del duro lavoro fatto, perché il mio piccolo succhiava bene, le ragadi guarivano e l’immensa fatica si stava trasformando in un’immensa gioia!
Oggi mio figlio ha 5 mesi e mezzo e vi scrivo questa storia piangendo, perché dopo tutta questa fatica e dopo questi ultimi mesi di grande gioia e amore nell’allattarlo, ho dovuto smettere, sono passata da un paio di settimane al latte artificiale piano piano e due giorni fa gli ho dato l’ultima poppata… l’ultima nostra poppata.
L’endometriosi è tornata all’attacco e non resisto più al grande dolore: devo prendere la pillola. So di aver fatto del mio meglio e aver dato il massimo che il mio corpo mi permetteva di dare, ma è comunque difficile dover rinunciare ad allattare.
Perché allattare è una ricchezza per il neonato e per la mamma!
Adriana, la mamma di Riccardo

