Storie di Latte – SAM2018 – Una storia al giorno – giorno #1

Un mesetto fa abbiamo chiesto alle mamme di inviarci le loro “storie di latte” e ci avete sorprese, inondandoci di racconti toccanti e intimi.
Vi ringraziamo di cuore e da oggi cominciamo a pubblicarle on-line per sostenere tutte le mamme nella loro avventura di allattamento al seno.
Apriamo la rassegna delle vostre storie di latte con un racconto speciale, che ci unisce tutte e racconta un po’ cosa significa avere la fortuna di essere volontaria di Futura (a proposito, se anche tu vuoi diventare volontaria, scrivici!).
Buona lettura e BUONA SAM A TUTTE/I!

La porta

Via Argonne, ore 15.30, mercoledì

Parcheggio. Scendo dall’auto. Verifico il meteo. Nuvoloni. Voci di bimbi al parco. Vialetto. Profumo di tigli.

Entro nel bar. Saluto il barista. Mi porge le chiavi. Esco dal bar. Circumnavigo il centro civico. Apro il portone. Dieci giri di chiavi. Imprecazione. Undici giri di chiavi. Tac! Aperto. Si comincia.

Le mamme arrivano alla spicciolata, varcano la soglia buia dell’atrio con esitazione, rilassandosi solo al nostro saluto sorridente.

Una mamma, più alta di me e con i capelli biondi raccolti in uno chignon, si guarda intorno perplessa. Le chiedo se ha bisogno di aiuto e lei sorridendo mi porge la sua bimba paffuta, vestita di bianco, con capelli nerissimi e occhi verdi grandi e curiosi; appena la prendo in braccio mi sembra leggerissima!

“Non vi trovavo… è enorme questo posto!” mi dice, togliendosi il cappotto.

“Già, era una cascina un tempo, ma la nostra stanza è piccolina, vieni, te la mostro… Vuoi un thè? Una tisana? Scegli pure, che metto su l’acqua – le restituisco la piccolina e indico compiaciuta la tavola imbandita – la merenda è per voi.”

La Vale è molto più brava di me nell’ accoglienza, così mi concentro sul mio ruolo di gran cerimoniere del thè, mentre lei fa da Cicerone alle mamme, che ormai sono arrivate quasi tutte:

“Benvenute al Nido delle Mamme, come qualcuna di voi già sa, questo spazio è gestito dalle volontarie dell’Associazione Futura ed è aperto tutti i mercoledì pomeriggio. Oggi sarà con noi Cristina, ostetrica volontaria, che lavora al Consultorio Asl.”

Quando ormai siamo tutte in cerchio insieme a Cristina, arriva l’ultima mamma: un sorriso dolcissimo, una bellezza morbida fresca di gravidanza. Stringe al petto un bambino minuscolo, di due settimane al massimo, lei si chiama Alice, il bimbo Enea, eroe appena salpato per il suo viaggio. Nella stanza risuonano voci chiacchierine e gorgheggi, Alice copre la testa di Enea con la copertina, come a volerlo riavvolgere nel morbido guscio uterino.

“Ha fame? Se vuoi abbiamo una poltrona per dargli il latte”

Mi guarda sgranando i grandi occhi e sorride:

“Sì, grazie” sussurra.

Seduta, si avvicina a lei Stella, una mamma veterana del Nido:

“Ti serve questo?”

Alice fissa la grossa carpa koi tatuata sul braccio che le porge il cuscino e tace per un secondo, poi afferra il dono, ringraziando Stella con un sorriso.

Un vecchio detto descrive l’ostetrica come proprietaria di qualità fiabesche: mani di fata, occhi di falco e cuore di leonessa. Quando guardo Cristina penso che le abbia tutte e, incantata, la osservo mentre le usa per catturare le mamme: per ognuna di loro ha il consiglio giusto e una parola gentile.

C’è qualche pancia rotondissima che sogna, osservando i bambini giocare; il rumore di pentolini e costruzioni costringe tutte le mamme sedute in cerchio ad alzare leggermente il tono di voce.

Mi fermo a guardarle: sono bellissime.

Cristina conclude. Saluti alle mamme. Sorrisi. Riordino. Pulizia pavimento. Chiudo le finestre…

ma quando finisco il giro e rientro nella stanza, vedo che Cristina e Alice sono ancora qui.

Cristina è accovacciata vicino alla poltrona dell’allattamento e ascolta la voce sottile di Alice, annuendo seria.

Sono le 18.45. Figli. Bagnetto. Cena. Nanna. Beeep! Allarme! Sono in ritardo sulla tabella di marcia!

Devo dare il cambio al marito, ma qui sembra che sia cominciata una cosa importante.

Inspiro. Espiro.

Mi avvicino alla poltrona e mi siedo sul pavimento di fianco all’ostetrica.

“Mi dicono che non devo tenerlo troppo attaccato al seno… che se no prende “il vizio””

“E tu? Cosa pensi?“ la incoraggia Cristina

Alice guarda il suo bambino e sussurra: “…che è così piccolo…”

“Bravissima… è piccolo, appena nato e ha bisogno di cure e nutrimento. Allattandolo fai entrambe le cose. Tu sai quello di cui ha bisogno, perché sei la sua mamma.”

Il viso della ragazza si distende, si illumina.

Quelle parole le hanno aperto una porta che non osava varcare e dalla quale d’ora in poi non tornerà più indietro.