Storie di Latte – SAM 2018 – Una storia al giorno – giorno #4 – Anna

Scrivo queste righe, forse troppe, forse non troppo chiare, per condividere con chi avrà voglia di leggere la mia esperienza.

Quest’anno la mia bambina, Adele, compirà 4 anni.

La gravidanza è stata regolare anche se la nausea mi ha accompagnato fino all’ultimo. Il parto è stato complesso e Adele è nata con la ventosa e nella manovra mi si è fratturato il coccige. Appena rientrate a casa Adele ha avuto necessità di essere ricoverata in neonatologia ed è stata dentro per un breve periodo.

Nel mezzo di queste vicissitudini, fisicamente provata, avevo in testa tutti i castelli che mi ero fatta durante i 9 mesi della gravidanza: di allattamento felice, di rispetto totale dei tempi mamma-bambino, di tutte le cose più belle che avevo letto in giro.

Ma la realtà era un’altra: non c’era una sola cosa facile.

Durante la degenza si dovevano rispettare degli orari per le poppate con cadenze e durate fisse, a volte avevi la sensazione dagli operatori del reparto di essere d’impiccio, col coccige rotto mi era impossibile sedermi sulle poltrone per allattarla e non c’era a disposizione una brandina.

Piangevo, moltissimo.

Tornati a casa Adele passava tanto tempo dritta in fascia o in braccio per un reflusso importante (per cui ha preso anti-acido per tanto tempo) e per allattarla, nei mesi che il coccige ha impiegato a sistemarsi, potevo stare solo coricata o verticale.

Allattare al seno (avevo un sacco di latte) voleva dire darle tempo (un sacco) per digerirlo. Era frustrante vedere che quello che avrebbe dovuto darle pace, ristoro, tranquillità, le rendeva invece così difficile rilassarsi. Avremmo potuto provare con il latte addensato artificiale, non lo abbiamo fatto, ancora non so bene il perché, forse perché avevamo la speranza che le cose migliorassero.

Io e mio marito abbiamo passato i primi 7 mesi della sua vita alternandoci nelle notti infinite per aspettare che digerisse.

Ma nonostante tutta la fatica, i pianti, lo sconforto occasionale, la stanchezza eterna, lei cresceva.

Io guarivo, noi imparavamo qualcosa ogni giorno.

La realtà si è dimostrata molto diversa dal mio immaginario perfetto: spinosa, faticosa, non fluida.

Ora mi guardo indietro e forse farei alcune scelte diverse e onestamente visti i pregressi l’idea di un altro bambino mi spaventa ancora. Ma ho incontrato mamme gentili, mamme arrabbiate, mamme organizzate, mamme disperate come me o diverse da me che mi hanno aiutato. Ho incontrato un’ostetrica magica (e per magica intendo che la magia le scorre sicuramente nelle vene) che mi ha ascoltata, mi ha capita e ha avuto il coraggio di dirmi le cose come stavano, anche quando facevano male.

Ho affrontato un percorso personale per superare in parte il dolore, le domande, la tristezza e la paura di essere responsabile delle vicissitudini che continuavano a presentarsi. Perché anche se uno ci prova a non farlo, il pensiero di essere colpevoli, come madre, è sempre lì che bussa anche quando ti sembra di aver fatto tutte le cose a modo.

Ho allattato Adele fino all’anno di vita, quando lei stessa mi ha detto basta con naturalezza, così come doveva essere.

La mia non è una storia da manuale, né una storia eccezionale, è una storia dove la realtà della vita ha rimescolato tutte le carte;  a volte mi sembra di poter ricordare ogni singolo giorno passato.

A me il tempo non è volato, per nulla. Ricominciare a lavorare ai suoi 7 mesi è stato indispensabile per mettere un po’ di spazio, tra me e lei, per rivedere la realtà delle cose, iniziare con le pappe e vedere che rimetteva sempre meno è stato liberatorio.

Mi sento più forte? Forse no, certi giorni ho provato un senso di solitudine e di impotenza senza fine, e a volte il rammarico per non aver avuto una storia perfetta mi brucia.

Ora sono qui, stringo la mano nella mia bambina che ha una tempra robusta e cocciuta come solo le lottatrici possono avere e mi stupisco di quanto tutto questo ti cambi radicalmente dentro.

In male, in bene, non so, ma sicuramente sono una versione 2.0 di me stessa.

Anna