La mia Storia di Latte iniziò con non poche difficoltà.
Tutto cominciò dopo un parto in ospedale piuttosto faticoso per via di una mobilità ridotta degli arti inferiori, in quanto ebbi problemi di edemi, gonfiori alle gambe. Inoltre il parto fu completamente indotto in quanto purtroppo non davo alcun segno di travaglio.
Finalmente la mia bimba nacque, malauguratamente non riuscì a fare il pelle a pelle, ed essendo molto stanca per via del parto, il primo giorno lo passai prevalentemente a riposo in attesa che qualcuno mi aiutasse ad attaccare la mia bimba al seno, dopo averci riprovato più volte ma con scarsi successi.
Le ostetriche dell’ospedale che si susseguivano dicevano ognuna qualcosa di diverso e mi ripetevano di riprovare incessantemente ad attaccare al mio seno la mia piccola. Lei però si innervosiva sempre più ed io mi sentivo affranta e incapace, anche perché di colostro ce ne avevo parecchio.
Di certo non era un problema di Latte.
Così la mia permanenza in ospedale di circa 6 giorni si risolse senza successo ed iniziai a tirarmi il latte con il tiralatte elettrico per poi somministrarlo alla mia bimba con il biberon.
Arrivato il giorno della dimissione, affiorarono diversi stati d’animo: disorientamento, paura di dover passare al latte artificiale solo perché la mia bimba non riusciva o non sapeva succhiare, ansia di perdere il mio latte che in quel momento era tanto.
Giunta a casa, iniziò la mia avventura con il tiralatte elettrico, ogni 2 ore tiravo il mio latte per darlo alla mia bimba con il biberon sia di giorno che di notte e questo durò circa 10 giorni. Nel frattempo chiesi aiuto su più fronti, dalle Ostetriche volontarie che vennero a casa ad aiutarmi, all’Associazione Futura fino ad arrivare al Consultorio. Fu proprio grazie a questi ultimi che riuscii ad attaccare finalmente la bambina al seno con l’aiuto di un paracapezzolo. Ciò significava finalmente allattamento al seno e dismissione di tiralatte e biberon.
Finalmente il contatto con mia figlia si faceva più forte e stretto, potevo sentire il suo calore e il suo corpicino adagiato su di me. Ma non ero del tutto soddisfatta, il mio desiderio più grande era quello di allattare senza alcun ausilio ed interferenza come la natura vuole.
Per questo mi affrettai ad agire per rimuovere il paracapezzolo, soprattutto quando seppi che l’allattamento con il paracapezzolo a lungo avrebbe potuto portare alla scomparsa del latte della mamma e quando iniziai ad avere problemi frequenti di ingorghi dolorosi al seno, forse causati dal suo uso continuo.
Quindi non mi persi d’animo e con la stessa determinazione e caparbietà di sempre, tentai di avere più consulenze con le professionali Ostetriche del Consultorio per ottenere suggerimenti su come fare per abbandonare definitivamente il paracapezzolo, intanto mi guardavo video su YouTube sull’allattamento e iniziai a frequentare l’Associazione Futura e il Nido delle Mamme, luoghi di incontro fantastici, utilissimi per neomamme sole come me.
Dopo circa 2 mesi di continui tentativi, finalmente riuscii ad abbandonare definitivamente anche il paracapezzolo.
EVVIVA!!! VITTORIA raggiunta 🙂
Ora potevo dire di poter allattare come la natura vuole senza interferenze con il solo Amore che una Mamma può fare.
A parte il dolore iniziale dei capezzoli ancora sensibili, ero molto soddisfatta e felice di aver realizzato questo mio grande desiderio, tanto è vero che a distanza di 1 anno dalla nascita di mia figlia continuo con soddisfazione a appagamento reciproco ad allattarla.
Dono meraviglioso che si può offrire e ricevere.
Barbara
Il mio percorso di allattamento è iniziato in salita, poi, come spesso accade, le difficoltà dei primi mesi sono state superate scardinando i retaggi culturali di cui cadiamo vittime noi neo-mamme occidentali.
Mai avrei pensato di arrivare a tre anni di allattamento, lo consideravo qualcosa di assolutamente folle, mentre è stato quanto di più naturale potessi mai immaginare.
Allattare un bambino “grande” è fisiologico, contribuisce al suo benessere psico-fisico, ma anche a quello della mamma. Si tratta, attraverso innumerevoli declinazioni, di uno dei maggiori gesti di prevenzione a livello di salute pubblica ed è come tale valorizzato da tutte le più aggiornate health policy (OMS, UNICEF, Ministero della Salute). Ma è anche qualcosa di più: sono occhi che brillano, manine che frugano, dita che si intrecciano a ricci spettinati, baci sulla fronte e caldi abbracci, attimi di relax a fine giornata. Allattare un bambino “grande” è per me la più grande espressione della dicotomia tra la piena autonomia che mia figlia mostra di avere in ogni fase della sua quotidianità, ed il suo cadenzale, anche se con il passar del tempo sempre più diradato, bisogno di tornare al nido, percependo la sicurezza che solo il latte della mamma le sa dare in questo momento della sua vita. E osservare questa polarizzazione è stato uno degli aspetti più sorprendenti della mia maternità.
Alice, mamma di Gaia (3 anni)
Care amiche di Futura,
Il mio piccolo è nato a marzo da un parto molto travagliato e difficile, dopo una gravidanza a rischio e piena di piccole insidie. Siamo stati in ospedale solo 48h e senza neanche riuscire a camminare, né aver visto con qualcuno un cambio pannolino, né aver potuto capire se si attaccava bene al seno e avendolo pesato solo dopo 24h… quindi il calo peso non è stato valutato dopo le 48h… insomma, il mio piccolo tesoro solo dopo 72h ha finalmente mangiato un biberon!!!
Gli era persino venuto l’ittero che non aveva alla nascita, e gli urati nel pisellino da quanto era disidratato… per fortuna che, dopo essere stata rifiutata in ospedale perché “ormai non è più di nostra competenza, se vi abbiamo dimesso andava tutto bene, vada da un’ostetrica, provi al consultorio…” un’ostetrica l’ho trovata e ha mandato subito mio marito a comprare il latte artificiale e un biberon! Eh, sì, perché io nella mia ignoranza ero convinta che avrei allattato facilmente e senza intoppi quindi non avevo comprato neanche un biberon.
Purtroppo però anche il biberon non riusciva a prenderlo e l’ostetrica ha capito che qualcosa non andava nella bocca del mio piccolo: la lingua ed il labbro inferiore erano storti e non riusciva ad effettuare il movimento corretto di suzione.
Sempre l’ostetrica mi indirizza da una osteopata pediatrica che nell’arco di 2 mesi e mezzo ha completamente risolto il problema di mio figlio, che nessuno in ospedale aveva visto: troppa fretta, troppi neonati, pochi medici e poche ostetriche che annaspano dietro i campanelli che suonano!
Però nel frattempo il bambino doveva mangiare e quel famoso primo biberon lo ha “bevuto” con qualche sorso che gli andava di traverso e noi con il cuore in gola, tra pianti infiniti dovuti alla fame e le mie tette che esplodevano per il troppo latte!
Piano piano, giorno dopo giorno e notte dopo notte, ragade dopo ragade, ho attaccato al seno il mio bambino, che era così irrequieto e piangeva sempre, perché il capezzolo gli scivolava e lui lo leccava e a momenti succhiava con il famoso schiocco e a momenti beveva il latte che cadeva da solo, allagando tutto! Alla soglia dei due mesi potevo finalmente dirmi soddisfatta del duro lavoro fatto, perché il mio piccolo succhiava bene, le ragadi guarivano e l’immensa fatica si stava trasformando in un’immensa gioia!
Oggi mio figlio ha 5 mesi e mezzo e vi scrivo questa storia piangendo, perché dopo tutta questa fatica e dopo questi ultimi mesi di grande gioia e amore nell’allattarlo, ho dovuto smettere, sono passata da un paio di settimane al latte artificiale piano piano e due giorni fa gli ho dato l’ultima poppata… l’ultima nostra poppata.
L’endometriosi è tornata all’attacco e non resisto più al grande dolore: devo prendere la pillola. So di aver fatto del mio meglio e aver dato il massimo che il mio corpo mi permetteva di dare, ma è comunque difficile dover rinunciare ad allattare.
Perché allattare è una ricchezza per il neonato e per la mamma!
Adriana, la mamma di Riccardo
Allattare è stato prima di tutto un punto fermo. Quando Anna era nella pancia, ho sempre pensato che l’avrei allattata. Lo voglio, si può fare, punto, nessun problema.
Niente di più sbagliato, almeno per me.
All’inizio fu tutt’altro che facile, ma sicuramente quel punto fermo e quel desiderio fortissimo hanno aiutato.
Iniziò a crescere poco. Metti il fatto che forse non ho avuto una figura preparata sull’argomento al mio fianco, di fatto iniziai ad aggiungere latte artificiale. Ma, al contrario di tutto ciò che si diceva a discapito dell’allattamento “parallelo”, le giunte iniziarono finalmente a calare e il mio latte a bastare.
Iniziò poi la fase dello svezzamento e la “nanna” (come la chiama Anna) diventò sempre più un momento di coccola, di conforto e il modo migliore per addormentarsi.
Mai mi ero data un termine. Dicevo: “Quando sarà ora di smettere, smetteremo”. E mai avrei pensato di varcare la soglia dei tre anni ancora con questo pensiero nel cuore.
Facile? No, sicuramente. A volte dentro di me proprio mi dico “Basta, da domani si smette”. Bello? Sì, meraviglioso. Perché niente è più dolce che vedere i suoi occhi che piano piano si lasciano andare quando si addormenta “con la nanna”.
Oggi, compiuti i tre anni, quello che era “allattamento” è diventato un momento per noi, per addormentarci cuore a cuore. Non è certo un rapporto morboso e lei sa quando è il momento giusto.
Un giorno Anna ha detto: “Mamma, la nanna fa passare tutto: il singhiozzo, le lacrime, la gnola!”. E ok, quando è così, allora cos’altro possiamo aggiungere? Passano tutti i pensieri pesanti e la stanchezza di tre anni.
Quello che dicono gli altri? Sinceramente non chiedono nulla e anche se ci fossero commenti, non è certo un problema nostro. Per noi va bene così!
Ora, con l’arrivo del secondo pulcino, l’avventura continua!
Paola, mamma di Anna (3 anni)
Ciao a tutte, sono Diana e sono diventata mamma il 27 maggio 2018 del mio piccolo miracolo Sarah. Fin da subito si è rivolta verso il seno ed era già “programmata”: lei sapeva farlo, quella che doveva imparare ero io!
Dicono che l’allattamento è molto più faticoso del parto e per certi versi è vero. All’inizio ho pensato di non avere abbastanza latte, perché il seno delle altre mamme traboccava facendo bagnare reggiseni e magliette e i bimbi stavano attaccati h24, mentre a me non succedeva (premetto di essere partita con una quinta coppa d), all’uscita dall’ospedale la mia bimba aveva perso poco peso e mi hanno mandata a casa dicendo che suzione e attaccamento erano buoni.
Prima visita del pediatra. Ero sotto antibiotico per una forte cistite appena arrivata a casa e la pediatra pesandola mi dice che è ancora in calo e che avrei dovuto darle l’aggiunta. Io non avevo comprato biberon e il necessario per un allattamento artificiale. Cercai di far capire alla pediatra che la cosa non mi faceva piacere e che desideravo aspettare ancora qualche giorno, così mi fece allattare e la ripesò dopo la poppata: aveva preso solo 30gr di latte. Senza specificare che il latte si regola nell’arco della giornata e non produce sempre la stessa quantità ogni volta, mi manda a casa fissando un nuovo appuntamento per il lunedì successivo. Lunedì, stessa storia: doppia pesata e niente da fare: dovevo darle il latte artificiale 30ml a poppata. Addirittura ricordo che il pomeriggio mi aveva chiamata per sapere se avevo preso l’occorrente e se la bimba avesse preso l’aggiunta.
Ero furiosa, arrabbiata, demoralizzata per aver un seno tanto grande che non poteva neppure sfamare mia figlia, in più quando allattavo Sarah non riusciva a mettere tutto il capezzolo in bocca e la parte inferiore non era utilizzata, ma ancor peggio era il rapporto con la tetta sinistra che aveva un capezzolo che si ritraeva appena inumidito.
Mi aveva infastidita la chiamata della pediatra, che seppur poteva mostrare interesse, non aveva dato a noi il tempo di prendere le misure e a Sarah il tempo di abituarsi alla tettarella e al nuovo metodo, perché all’inizio non voleva saperne. Senza farla lunga, Sarah inizia a prendere peso fino a prendere 300gr alla settimana, a quel punto la dottoressa mi dice di togliere l’aggiunta. Io sbalordita e disorientata i 30ml glieli davo all’occorrenza comunque, perché non li prendeva a tutte le poppate io la vedevo calma e tranquilla: non piangeva, dormiva e se si addormentava al seno di certo non la svegliavo per darle l’aggiunta. Riesco a toglierle ‘sta benedetta aggiunta (che a dir la verità è più il latte artificiale che buttavo che quello che prendeva) però intanto aveva conosciuto un modo più veloce e meno faticoso per mangiare e poi più dai da mangiare più lo stomaco si allarga…
A metà luglio non le aggiungevo più nulla. Il 23 luglio dovevamo partire in vacanza al mare in Puglia dai miei genitori per due settimane e comincia un’altra lotta con mia madre ( più faticoso del parto e dell’allattamento è tenere a bada le nonne) che sosteneva che io non so come si crescono dei bambini, che meglio mettere una copertina in più che asciuga il sudore, che il caldo e il mare danno sete e più fame e anche contro la mia volontà mia mamma le dava il biberon con l’acqua e ogni tanto un po’ di aggiunta (che mi ero portata per precauzione in casi eccezionali).
Insomma, c’era da litigare e rovinarsi la vacanza, ma per quieto vivere la lasciavo fare qualcosa, non senza battibeccare, ma Sarah cercava la tetta e la prendeva regolarmente.
La sorpresa l’ho avuta al rientro a Parma, quando Sarah non voleva più attaccarsi al seno di giorno: da sveglia, nonostante la fame si girava nel senso opposto al seno strillando e piangendo ed io ero disperata, perché mi sentivo rifiutata, frustrata, ma ero decisa a non perdere il mio latte e a recuperare il nostro rapporto a tre con il seno.
Chiamo medici e professionisti che mi hanno seguito in gravidanza, ma proprio non se ne parla, non ci siamo per niente! Invece di aiutarmi mi demoralizzano, invece di sostenermi, mi appesantiscono di nervosismo.
Grazie invece a delle Amiche, Mamme e Ostetriche conosciute tramite l’Associazione Futura, che mi hanno ascoltata e coccolata in primis e poi consigliata e si son messe a disposizione venendo da me in men che non si dica, con tanta fatica e dedizione, tirandomi il latte, provando e riprovando, aspettando e concentrandomi, in una settimana io e Sarah siamo riuscite a riprenderci il nostro momento.
Sappiamo quanto sia importante il latte materno per una serie innumerevole di motivi, io ho solo scelto di non sacrificare il mio rapporto con Sarah per un po’ di fatica, certo, è faticoso: non hai un momento per te se vuoi recuperare l’allattamento al seno, io ho pianto tanto in quella settimana e tutti mi dicevano ma stai calma e tranquilla, mal che vada cresce lo stesso, questo è vero, ma per me come cresce fa la differenza, sapere che oltre a sfamarla, il mio petto è un porto sicuro dove può sentirsi protetta e curata, per me è vita.
Ho capito quanto sia davvero importante circondarsi di persone positive, propositive, che hanno passato come te tutte le tappe difficili, ma che non hanno mollato, anzi si son messe a ricercare il meglio e si son messe a disposizione di chi come me ha bisogno.
UN CALOROSO RINGRAZIAMENTO ALLE DUE GIUDITTE LA MAMMA E L’OSTETRICA, A CRISTINA E FULVIA DELLA PANNOLINOTECA, A CLELIA CHE ERA IN VACANZA.
DA UN MESE E 5 GIORNI NON ABBIAMO PIU’ BISOGNO DEL BIBERON. DIO CI HA DONATO TUTTO L’OCCORRENTE PER CRESCERE, SARAH 3 MESI E 9 GIORNI PESO 6,900KG PER 66 CM DI ALTEZZA.
GRAZIE DI CUORE, DIANA & SARAH
Il primo mese di allattamento mi ha sfinita.
Il mio bimbo si è attaccato subito al seno non appena siamo usciti dalla sala parto ed è stata una gran gioia in risposta al timore, latente da mesi, che non l’avrebbe fatto mai. Poi però non gli bastava ed ogni volta che si staccava piangeva, piangeva, piangeva, piangeva…
Prima mi dicevano “meglio se sta sempre attaccato, così arriva bene il latte”, poi invece dopo un paio di settimane “prova a far passare almeno un’ora tra le poppate”. È stato difficilissimo gestire quel tempo di lacrime che ogni volta sembrava infinito.
Tornassi indietro non lo rifarei e mi godrei tutto il tempo che potevo donarci insieme, a discapito di qualsiasi altra cosa che invece in quel momento sentivo di DOVER fare.
Alla fine la “soluzione” da me un po’ sofferta è stata l’introduzione dell’aggiunta del latte artificiale: “il suo bimbo aveva una gran fame e il suo latte non era abbastanza”. In effetti si è rilassato e il primo mezzo biberon lo ha fatto finalmente dormire due ore filate!
Da allora ad oggi, che ha quasi sette mesi, continuiamo con il mio latte e l’aggiunta, che ha scoperto essere molto meno “faticosa”, per cui quando ha tanta fame e non gli interessa una coccola in più, non c’è verso di farlo attaccare al seno!
Il ricordo più prezioso: la prima volta che i nostri sguardi si sono incrociati davvero: stavo allattando e lui si è staccato e mi ha guardata negli occhi per un momento interminabile e allo stesso tempo rapidissimo…
Alice e Nicola
Porto con piacere la mia testimonianza. Quella di una mamma che non ha potuto allattare al seno. Il mio bimbo ha 5 mesi ed è nutrito con il latte artificiale fin dalla nascita. Non è stata una scelta, ma è successo: il mio bimbo è nato prima del previsto e non aveva la suzione, dopo tanti tentativi estenuanti abbiamo deciso – insieme alle ostetriche- di ricorrere al biberon. Io porto la mia esperienza come molto positiva, perché ho trovato piacevole condividere con il papà il momento del pasto, sentivo che eravamo intercambiabili nel nutrirlo e questo per me è stato molto bello. Inoltre ho cercato molti modi per favorire il contatto di pelle tra me e il mio bimbo e anche questo mi ha permesso di sentirmi molto vicina a lui e soprattutto molto attenta ai suoi bisogni. Porto con piacere la mia esperienza perché, nonostante non ho potuto provare quello che probabilmente è il contatto più naturale ed emozionante con proprio figlio, sono riuscita a trovare un ponte e un legame che mi ha fatto sentire altrettanto appagata.
Sabina, mamma di Nicolò
Ciao a tutte sono Barbara e ho 37 anni. Il 23 Novembre 2017 alle ore 16.38 é nato Samuele, il mio bambino. L’ho desiderato tantissimo, da quando sono una bambina che sognavo di avere il mio bambino tra le braccia. Volevo una bimba a tutti i costi, sono cresciuta con l’idea di avere una bimba con la convinzione che un maschietto non facesse x me, infatti, ironia della sorte, ecco arrivato Samuele. La gravidanza è andata benissimo, nessun problema.
Samu è nato con cesareo, perché podalico dal 4 mese. Appena nato, i primi due giorni in ospedale è andato tutto bene. Le ostetriche mi dicevano che si attaccava bene e che dovevo solo aspettare la montata lattea. Mi hanno detto di mettere il para capezzoli perché ne avevo uno, quello di destra, un po’ “pigro”. Così ho fatto.
Arrivo a casa e x i primi giorni tutto fila liscio, poi, dopo una decina di giorni, inizia per me un periodo un po’ stressante, perchè Samuele iniziava a mangiare un po’ di più, ma faceva fatica ad attaccarsi, quindi strillava e piangeva come un matto e io non sapevo come fare. Il mio pediatra mi disse di dargli l’”aggiunta”, la mia ostetrica mi diceva che latte ne avevo e che se Samuele era pigro dovevo tirarmelo via con il tiralatte… e così ho fatto.
Provavo ad attaccare al seno Samu e quando non riusciva ad attaccarsi gli davo il biberon… finito il biberon e finito il ruttino mi attaccavo al tiralatte… e così via ogni due/tre ore… Finché ne ho avuto.
Non è stato un periodo facilissimo, forse perché è stato il primo figlio, forse perché non avevo esperienza, forse perché le persone intorno a me dicevano la loro: chi di continuare ad attaccarlo e non mollare, chi mi diceva di mollare il seno ed andare solo di artificiale… Io non ascoltavo nessuno e ascoltavo tutti, fino alle ultime volte che ne tiravo via solo 30 ml da entrambi i seni.
Avevo tanti sensi di colpa, non mi sentivo adeguata, avevo mille paure…
Poi con l’inizio dell’anno nuovo sono passata totalmente al biberon, perché di latte non ne avevo proprio più. Da quel momento in poi è andata meglio: io ero più rilassata e Samuele non strillava e non si innervosiva più al momento del pasto.
Qualcuno mi ha detto che non avevo latte per colpa del cesareo, qualcuno mi ha detto che visto che mia mamma non aveva latte probabilmente neanche io ne avevo abbastanza…
Non so… doveva andare così…
Ecco, questa è la mia esperienza.
Ora posso dire a chi sta per diventare mamma di stare tranquilla: non importa se allattate al seno o gli date il biberon, l’importante è che state tranquille e più serene possibile, perché il bambino lo sente e percepisce tutto.
Ora, con il senno di poi, è tutto più semplice.
Un abbraccio
Io e la mia bimba di tre anni mentre allatto il fratellino di quasi un anno parliamo parliamo.
Un giorno mi ha chiesto quanto latte lei aveva bevuto dalla nascita.
Io facendo un cerchio con le braccia risposi una piscina così, ma la domanda mi aveva incuriosito e scrissi ad UPPA per un suggerimento.
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Il direttore Sergio Conti Nibali mi rispose prontamente:
“da 600 a 800 cc al giorno. Se le va, faccia una moltiplicazione per i giorni contenuti in 18 mesi…. Saluti cari”
Sergio Conti Nibali
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540 giorni (e notti…) circa per 800 cc= 43200cc di latte.
Una bella piscinetta…
Una bella piscina riempita di amore, rassicurazione, cibo, conforto, sicurezza con impegno, costanza e molta determinazione e supporto del papà.
Il secondo allattamento è una piscina riempita di altrettanto amore, rassicurazione, conforto, sicurezza, ma è stato ed è un gran lavoro di squadra, di famiglia.
Credo che l’allattamento sia una grande fatica, ma un impagabile privilegio.
Giulia
Buongiorno, ecco è nata finalmente la mia piccola creaturina: 9 mesi di “lavoro” per guadagnarmi il titolo di Mamma! Adesso però inizia il bello.
Mamma deve essere in qualche modo l’acronimo di Mucca, poiché per i prossimi 5 mesi di vita di mia figlia il mestiere dell’allattamento (perché di un vero e proprio lavoro a tempo pieno si parla) è diventato una priorità. Ho deciso di allattare più per comodità: tirare fuori il seno è così naturale e placa immediatamente le ire fameliche di un neonato affamato, lo tranquillizza, lo coccola e lo fa addormentare.
Iniziare l’allattamento è stato difficile poiché la piccola “Mia” non si attaccava bene al seno e mi sono venute le ragadi e ogni volta che si metteva a piangere per mangiare sembrava un allarme: “Aiuto” pensavo “adesso mi stacca a morsi il capezzolo” e appena si attaccava, dopo un balzo dalla poltrona per il male, iniziava a succhiare come se non ci fosse un domani, emettendo versi comici come se si stesse bevendo una damigiana di vino (giuro, rivoltava gli occhi all’ indietro come se il latte alla spina fosse qualcosa di superlativo).
Il bello di allattarla è che ad ogni poppata avevo il tempo di controllare ogni capello in più… le sue ciglia crescere… pensare “ma che creatura perfetta.. eh, l’ho fatta proprio bella” così da sorridere da sola come un’ebete, complimentandomi con me stessa. Allattarla ci rende complici ogni giorno di più, perché quello che papà deve inventarsi per addormentare o calmare la piccola io ce l’ho lì: una tettata, che siano le 2 del mattino o le 22 di sera, le mette sempre il buon umore.
Soprattutto quando arriva l’ora della nanna. Dopo il bagnetto mia figlia mi guarda e implicitamente mi dice “mamma tira fuori la poppa che la poppo” eccola tra le mie braccia, addormentarsi con entrambe le manine a tenere stretta la tetta, casomai di notte scappasse! E così mi sono meritata di dormire tutta notte! Tanto se la poppa scappa dalla bocca lei sa sempre dove trovarla e si serve da sola senza neppure disturbare. Grazie piccola Mia.
Daniela